Natale a Milano, tra leggende ed eventi

C’è un antico manoscritto, custodito alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, che raccoglie leggende e tradizioni sul Natale, raccontate da Giorgio Valagussa, precettore dei figli degli Sforza.

In questo libro, dal titolo “De originis et causis ceremoniarum quae celebrantur in Nataliciis”, Valagussa narra della cerimonia del ciocco (o zocco).

La sera della vigilia, le famiglie milanesi si riunivano intorno al camino per una vera e propria celebrazione dal senso liturgico.
Il celebrante, il capofamiglia, iniziava il rito con il segno della croce. Poi adagiava un ceppo di quercia, decorato con frutta, su un fastello di ginepro e accendeva il fuoco.
Mesceva del vino in un calice e lo versava tre volte sul fuoco.
Poi, ne beveva prima lui e dopo lo passava ai suoi invitati. Suggellava il rito buttando nel fuoco una moneta e distribuendone altre ai commensali. A quel punto gli venivano portati “tre grandi pani di frumento” scrive sempre Valagussa e il padrone di casa spezzava una “particella” che veniva conservata fino all’anno successivo, quale simbolo sacro della reincarnazione.
Le altre parti venivano offerte agli ospiti.
Il ciocco bruciava dalla vigilia all’Epifania.
Passate le feste i resti del ciocco venivano tolti dal camino e custoditi per accendere lingue di fuoco la notte di Natale dell’anno successivo. La cenere veniva dispersa sui campi, perché si riteneva che favorisse fertilità e salute, fosse benefica per il raccolto e tenesse lontani i fulmini.

Questa tradizione è stata poi declinata in quella del bûche de Noël (il tronchetto, o ciocco, di Natale) diffusa nei paesi francofoni. Ma se l’etimologia non ci inganna i grandi pani ci evocano il panettone [/pa•net•tó•ne/ adattamento del milanese panattón, derivato di pane].

C’è chi dice però che il panettone sia stato inventato, anni dopo e per caso, proprio per Ludovico il Moro, che era stato uno dei giovinetti educati dal sopra citato Valagussa.
Pare che il garzone di cucina, tale Toni, cucinò un dolce per gli ospiti del suo signore ma, preso da mille preparativi, lo lasciò troppo in forno e lo bruciò. Per rimediare Toni imbastì, di tutta fretta, una ricetta con avanzi: burro, farina, uova, scorzetta di cedro e uva sultanina, e fece un grosso pane dolce.
Quella delizia conquistò tutti e Ludovico il Moro, nel congratularsi con Toni, gli chiese il nome di quel pane.
«L’è ’l pan de Toni», è il pan di Toni, rispose il garzone, e per assonanza ci rimanda al dolce tipico del Natale di Milano: il panettone.

Il Natale di Milano non è solo festa, panettone, albero in Piazza, alberi griffati e bancarelle dietro il Duomo.
È anche festa nei quartieri.
Ogni zona di Milano si anima di luci ed eventi nell’avvento natalizio. Rimanendo nelle vicinanze, Chiaravalle ha offerto un avvento ricco di incontri d’arte e cultura.

Verso Natale a Chiaravalle, presentata a fine novembre presso il Mulino dell’Abbazia, è una rassegna culturale con spettacoli teatrali, visite all’omonima abbazia, laboratori creativi per bambini e l’imperdibile mercatino. Direttore artistico della rassegna è Alberto Oliva che con Marta Rubolini della Cooperativa Sociale Koinè ha coordinato la rassegna, in collaborazione con il Consorzio Tutela Grana Padano. «Arrivando dal traffico congestionato della città, entrare a Chiaravalle è come entrare in un luogo sospeso nello spazio e nel tempo» ha detto l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, durante la presentazione della Rassegna. «Milano è una città protesa verso il futuro, è la “Porta d’Europa”. Proprio per questo ha bisogno di preservare e valorizzare le proprie radici».

Restando in zona, vicino a Piazzale Libia, vi ricordiamo le proiezioni gratuite al Cinemino di Via Seneca, 6.

A Rogoredo, invece, il Natale è stato celebrato in musica con ben cinque Concerti di Natale.

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